GENAI
Agenti AI - 2026
Il mercato investe negli agenti AI con una convinzione quasi assoluta, ma la distanza fra la sperimentazione e l'adozione matura resta ampia, e si misura nella capacità di un'organizzazione di trasformare l'entusiasmo in una disciplina di delega governata. Questo articolo propone un percorso esemplificativo in sette step, costruito intorno a un unico caso di riferimento (la chiusura mensile e il reporting di controllo di gestione di un gruppo multi business unit), per chiarire che cosa sia davvero un agente AI e come se ne governi l'adozione in azienda. La prima parte fissa le coordinate concettuali, sostituendo la contrapposizione fra chatbot e agente con la distinzione, più utile, fra workflow e agente, e introducendo il continuum dell'autonomia, l'harness e i cinque livelli di un sistema agentico. La seconda ricostruisce l'infrastruttura comune a qualunque piattaforma: il ciclo agentico e il tool use, la mappa terminologica che separa prompt, istruzioni persistenti, skill, tool, connettori, Model Context Protocol e plugin, la differenza fra contesto, memoria e RAG, i sistemi multi agente, la verifica dell'esito e i meccanismi di governance (sandbox, permessi, approvazioni, hook, prompt injection). Le parti successive esaminano i tre ecosistemi che definiscono oggi lo stato dell'arte, Anthropic, OpenAI e Microsoft, e ne propongono una lettura comparata su convergenze, divergenze di filosofia, portabilità reale e modelli di prezzo. La conclusione individua nella progettazione di lavoro delegabile, e non nella competenza tecnica, la nuova responsabilità manageriale.